Prosa

L’uomo dal fiore in bocca

di Luigi Pirandello
adattamento Gabriele Lavia
con Gabriele Lavia, Michele Demaria, Barbara Alesse
scene Alessandro Camera
costumi Elena Bianchini
musiche Giordano Corapi
luci Michelangelo Vitullo
regista assistente Simone Faloppa
regia Gabriele Lavia

Un testo breve e fulminante sul tema della morte…
(il “fiore in bocca”) che il protagonista si porta addosso; ma l’atto unico è anche una nuova riflessione sugli argomenti sempre cari a Pirandello: l’incomunicabilità tra gli esseri umani, l’uso della maschera e la relatività del reale.
Lo spettacolo ribadisce l’interesse che Gabriele Lavia ha dedicato negli ultimi anni al teatro pirandelliano: Tutto per bene, La trappola, Sei personaggi in cerca d’autore. Tratto dalla novella La morte addosso, L’uomo dal fiore in bocca è un atto unico rappresentato per la prima volta nel 1922. Il testo è un colloquio fra un uomo che sa di avere solo poco tempo da vivere e uno come tanti: l’Avventore. Sovente spiato nei suoi movimenti dalla moglie, il protagonista è un uomo gravemente malato e questa sua situazione lo spinge a indagare nel mistero della vita e a tentare di penetrarne l’essenza. Per chi, come lui, sa che la morte è vicina, tutti i particolari e le cose, pur insignificanti agli occhi altrui, assumono un valore e una collocazione diversa. L’altro personaggio è un cliente del caffè della stazione, dove si svolge tutta la scena; un uomo qualsiasi, che la monotonia e la banalità della vita quotidiana hanno reso scialbo, piatto e vuoto a tal punto che il dialogo tra lui e il protagonista finisce col diventare un monologo, soprattutto quando quest’ultimo gli rivela il suo terribile segreto.
«Un uomo “un po’ strano”, un uomo “pacifico” e una donna come “un’ombra che passa in lontananza” sono i tre protagonisti del capolavoro di Pirandello L’uomo dal fiore in bocca. Nel 1922 Anton Giulio Bragaglia chiese a Pirandello di scrivergli qualcosa per il “Teatro Sperimentale degli Indipendenti”. Pirandello riprese “integralmente” il testo di una sua novella Caffè Notturno, scritta nel 1918, pubblicata, poi, col titolo La morte addosso nelle Novelle per un anno. Il titolo della novella, trasformata in testo per il teatro, diventò L’uomo dal fiore in bocca, ed è il più breve di tutta l’opera di Pirandello. Forse l’opera più folgorante. Un capolavoro.  Nello spettacolo, il breve “atto unico” è stato interpolato con “pezzi” di novelle che affrontano il tema (fatale per Pirandello) del rapporto tormentato tra marito e moglie che viene visto col distacco di un’ironia che rende i personaggi vicinissimi a noi. Così questa “donna che passa da lontano”, e che forse è il simbolo – lei – di quella “morte” che l’uomo si porta appresso “come un’ombra”, diviene, in questa “drammaturgia”, la protagonista invisibile dei “guai” grandi e piccoli ma pur sempre “inguaribili” dei due protagonisti. Ma può l’uomo rinunciare alla donna, che è la sua malattia mortale?». Gabriele Lavia

 

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