Teatro Goldoni - 20 Febbraio 2026
Orario/i: 20
Venerdì 20 febbraio, ore 20
Domenica 22 febbraio, ore 16
MACBETH
melodramma in quattro atti
libretto di Francesco Maria Piave e Andrea Maffei
dalla omonima tragedia di William Shakespeare
musica di Giuseppe Verdi
prima rappresentazione Teatro della Pergola, Firenze, 14 marzo 1847
(Edizione Casa Ricordi, Milano)
personaggi e interpreti
Macbeth Franco Vassallo
Banco Roberto Scandiuzzi
Lady Macbeth Marily Santoro
Dama di Lady Macbeth Erica Cortese
Macduff Matteo Falcier
Malcolm Francesco Pittari
Medico/Domestico/Sicario/Araldo Alin Anca
direttore Giuseppe Finzi
regia Fabio Ceresa
scene Tiziano Santi
costumi Giuseppe Palella
lighting designer Cristian Zucaro
coreografia Mattia Agatiello
Orchestra Giovanile Luigi Cherubini
Compagnia di danza Fattoria Vittadini
Coro Lirico di Modena
maestro del coro Giovanni Farina
nuovo allestimento del Teatro Verdi di Pisa
in coproduzione con Teatro Alighieri di Ravenna, Teatro Galli di Rimini, Teatro Carlo Felice di Genova,
Teatro Comunale Pavarotti-Freni di Modena, Teatro Goldoni di Livorno,
Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, Teatro Comunale di Ferrara
ARGOMENTO
La scena è in Scozia, in larga parte al castello di Macbeth. XI secolo. Al principio dell’Atto quarto è tra il confine di Scozia e d’Inghilterra.
ATTO I Bosco
Tre gruppi di streghe appaiono l’uno dopo l’altro mentre Macbeth e Banco ritornano vittoriosi da una battaglia contro alcuni ribelli. Le streghe, predicendogli il futuro, si rivolgono a Macbeth chiamandolo ‘signore di Glamis’, ‘signore di Caudor’ e ‘re di Scozia’. Anche Banco domanda una profezia su di sé e le streghe gli rispondono che sarà ‘genitore di monarca’.
A entrambi, sorpresi e scettici, sparite le streghe, si presentano i messaggeri del re di Scozia per informare Macbeth del fatto che Duncano gli ha concesso la signoria di Caudor. I primi due vaticini si son dunque già avverati e lasciano Macbeth assai turbato.
Nelle stanze del castello, Lady Macbeth legge la lettera con cui il marito le racconta l’inquietante profezia che lo vedrà presto re di Scozia. Conoscendone il carattere, ella teme che Macbeth esiti nell’audace impresa di uccidere il re e, spinta dall’ambizione, decide di ‘accendergli il cuore’ (Vieni! T’affretta!) e istigarlo.
L’arrivo di un servo annuncia l’imminente venuta al castello del re di Scozia Duncano. Pianificato l’assassinio, a notte, dopo il ritiro del corteo regale, Macbeth si introduce nella sua stanza. Ne esce col pugnale insanguinato e trasfigurato dal terrore. Lady intuisce che il marito non ha ben concluso il piano e, entrata nella stanza del re, uccide i suoi servi lasciandovi il pugnale in modo che vengano incolpati. Bussano forte alla porta del castello. Lady e Macbeth vanno via, entra Macduff per svegliare il re (Di destarlo per tempo m’impose) e fa la tragica scoperta. Con lui c’è anche Banco che intuisce l’imminente complicarsi della situazione. Alle grida di Macduff accorrono tutti, stravolti dall’orrore (Schiudi, inferno, la bocca).
ATTO II Il castello
Dell’omicidio del re è accusato il figlio Malcolm, già fuggiasco per sottrarsi all’accusa di parricidio. Il soglio ora vuoto non impedisce a Macbeth di essere pensoso. Resta ancora un ostacolo, quello della stirpe di Banco, cui le streghe avevano profetizzato un futuro da genitore di re. ‘Forza è che scorra un altro sangue’, dice Macbeth rivolgendosi alla moglie, meditando con lei di uccidere Banco e suo figlio, appena sarà buio (La luce langue).
Nel parco, in lontananza il castello di Macbeth, alcuni sicari accerchiano Banco per uccidere lui e il figlio Fleanzio. Banco è preoccupato, questa notte gli ricorda la stessa in cui venne assassinato Duncano (Come dal ciel precipita), e incoraggia Fleanzio ad affrettare il passo. Questi riesce a fuggire mentre Banco cade sotto i colpi dei sicari.
Nel suo castello in una magnifica sala dalla mensa imbandita, Macbeth e Lady fanno gli onori di casa a un sontuoso banchetto con dame e cavalieri (Si colmi il calice). Uno dei sicari appare sulla porta, Macbeth lo raggiunge e capisce che è venuto a comunicargli la morte di Banco e la fuga del figlio. Molto scosso, e mentre torna a sedersi, vede l’ombra di Banco al proprio posto. Questo lo sconvolge e lo turba al punto da farlo apparire, agli occhi di tutti, in uno stato di delirio. Accortisi del suo turbamento, i commensali stanno per ritirarsi ma Lady li trattiene e propone un nuovo brindisi per calmare, inutilmente, il marito e distrarlo dalla inquietudine.
ATTO III Un’oscura caverna
Le streghe sono tornate a riunirsi intorno a un pentolone bollente. La scena si riempie di Spiriti, Diavoli, Streghe che danzano, mentre appare anche Ecate, la dea della notte e dei sortilegi, per annunciare il prossimo arrivo di Macbeth. Qui il re è venuto per interrogarle sul proprio destino; da esse otterrà due responsi: dovrà guardarsi da Macduff e nessun nato di donna potrà mai nuocergli. Una terza voce gli rivela che regnerà fino a che non vedrà la foresta di Birnam muovergli incontro.
Macbeth vuole sapere di più e domanda se la progenie di Banco regnerà. A questo punto il pentolone sparisce, si ode un suono di cornamusa, ha inizio una processione di otto re e giunge lo spirito di Banco con uno specchio in mano. Macbeth, invano provando ad assalirli, cade svenuto. Durante il torpore, danzano su di lui spiriti di ondine e silfidi, evocati dalle streghe (Ondine, e silfidi dall’ali candide). Ridestatosi, viene trovato da Lady Macbeth alla quale promette di voler uccidere Macduff e sterminare la sua ‘iniqua razza’.
ATTO IV Nei pressi della foresta di Birnam
In un luogo deserto ai confini della Scozia e dell’Inghilterra, nelle vicinanze della foresta di Birnam, i profughi scozzesi piangono la loro patria oppressa da un re sanguinario (Patria oppressa!). Con loro c’è Macduff, deciso a vendicare l’uccisione della moglie e dei figli ordinata da Macbeth (O figli! O figli miei! … Ah la paterna mano…). Al suono del tamburo entra Malcolm, il figlio di Duncano, alla testa di molti soldati inglesi. Il piano prevede che ciascun soldato prenda in mano un grosso ramo della foresta e, mimetizzato dietro a esso, avanzi verso le truppe di Macbeth.
Nel castello, frattanto, il medico e la dama di compagnia vegliano Lady Macbeth in preda al delirio. Sonnambula, recando un lume, si sfrega continuamente le mani come a cancellare qualcosa: è ossessionata dall’averle sporche di sangue (Una macchia è qui tuttora). Macbeth entra agitatissimo in una sala del Castello mentre si prepara a combattere (Pietà, rispetto, amore); lo raggiunge, tra le grida delle donne, la Dama della regina per annunciargli che ella è morta. La notizia non lo scuote, tanto è concentrato sullo scontro che lo attende. Diversa è invece la sua reazione alle parole dei Guerrieri: “La foresta di Birnam si muove!”: il re intuisce il vicino avverarsi del vaticinio delle streghe. Carica quindi i suoi guerrieri e si volge verso la battaglia. I soldati inglesi avanzano recando le fronde davanti a sé. All’ordine di Malcolm se ne liberano e, impugnate le armi, danno inizio allo scontro. Macbeth è incalzato da Macduff ma non lo teme perché ‘nato di donna’ non può ucciderlo. Questi però gli rivela: ‘nato non sono: strappato fui dal sen materno’. Il re, spaventato, brandisce la spada e si batte disperatamente. Ferito a morte, maledice il momento in cui si affidò ai ‘presagi dell’inferno’. Malcolm ha vinto e viene da tutti acclamato re di Scozia.
(Tratto dal programma di sala Macbeth della Fondazione Teatro di Pisa, ottobre 2025)