Martedì 22 dicembre, ore 21 L’ANGELO DEL FOCOLARE Testo, regia, scene e costumiEmma Dante con David Leone, Giuditta Perriera, Ivano Picciallo, Leonarda Saffi
Produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, Teatro di Napoli, Châteauvallon-Liberté Scène Nationale, Les Célestins Théâtre de Lyon, Comédie de Clermont-Ferrand, La Scène Nationale d’ALBI-Tarn, Le Cratère, Scène Nationale d’Alès en Cévennes, L’Estive, scène nationale de Foix et de l’Ariège, Théâtre + Cinéma Scène nationale Grand Narbonne, Théâtre de l’Archipel, scène nationale de Perpignan, Théâtre Molière, Sète – Scène Nationale Archipel de Thau, Le Parvis, scène nationale de Tarbes Pyrénées, Compagnia Sud Costa Occidentale, Carnezzeria
Emma Dante prosegue il suo lavoro d’indagine sul nucleo familiare e lo fa attraverso il filtro delle aspettative culturali sulla “donna di casa”. Il punto di partenza è un interno domestico. Questa cornice viene rapidamente scardinata da una partitura fisica serrata, che svela la natura coercitiva dei ruoli imposti. Uno degli elementi più potenti dello spettacolo è l’uso del corpo delle attrici e degli attori, che “dialogano” con lo spazio e gli oggetti circostanti, che diventano strumenti di controllo o prolungamenti della fatica quotidiana. La regista costruisce una serie di azioni ripetute, apparecchiare, rassettare, accudire che, reiterate fino alla deformazione, diventano segni di un’esistenza schiacciata dall’obbligo della dedizione. I personaggi mostrano una gestualità che porta nel movimento ciò che non viene detto con le parole: la fatica, la frustrazione. La presenza maschile è delineata non necessariamente come autoritaria, in forma esplicita, ma radicata in consuetudini che regolano il comportamento di tutti. Il modello patriarcale sopravvive proprio nel suo essere ordinario, interiorizzato, perfino accettato. Particolarmente incisiva è la dimensione corale: i personaggi non sono mai davvero isolati, ma parte di un organismo familiare le cui energie si contagiano, si urtano, si stratificano. L’effetto è quello di una comunità che si auto-sorveglia, nella quale ogni gesto del singolo evidenzia la pressione del gruppo. Tuttavia, lo spettacolo non rinuncia a momenti di ironia tagliente, cifra che caratterizza il linguaggio di Dante. È un’ironia pungente: mette il pubblico di fronte all’assurdità di certe dinamiche ancora presenti oggigiorno, smentendo l’idea che siano ormai superate. In occasione di alcune interviste infatti, l’autrice paragona l’humus in cui si radica violenza qui presa in esame a quello in cui si sviluppano atteggiamenti mafiosi. Attraverso una drammaturgia simbolica e fisica, Emma Dante trasforma la casa in una lente che obbliga lo spettatore a riconsiderare certi comportamenti entrati a far parte della routine quotidiana, che potrebbe riscoprirsi assuefatto e “abituato” addirittura alla vista del sangue. Un lavoro che disturba, illumina e continua a dialogare con chi osserva, L’angelo del focolare è un atto di scavo nelle radici culturali della famiglia italiana, una riflessione sul modo in cui ruoli e aspettative modellano le identità individuali.