Teatro Goldoni - 05 Settembre 2021
Orario/i: 21

 

5/9: Mascagni Festival – LE PROSPETTIVE DELL’AMORE

Domenica 5 settembre ore 21.30

LE PROSPETTIVE DELL’AMORE
con
Donna Lina Laura Morante
Anna Lolli Agnese Claisse
Drammaturgia Chiara Ridolfi
Pianoforte Massimo Salotti
Ensemble strumentale del Teatro Goldoni di Livorno
Direttore Massimiliano Caldi
Consulenza musicologica Fulvio Venturi
in collaborazione con Comitato Promotore Pietro Mascagni, Museo di Bagnara di Romagna

Attenzione!: in caso di maltempo lo spettacolo si terrà al Teatro Goldoni; si informa il gentile pubblico che, a causa delle norme anticovid, la capienza del teatro sarà limitata a 400 persone per cui l’ingresso sarà garantito sino al raggiungimento della 400ma prenotazione/vendita, i biglietti venduti successivamente saranno rimborsati, mentre i già sottoscritti potranno sistemarsi in teatro.

Brani in programma

 Pietro Mascagni

Sinfonia in Do minore (Ensemble strumentale)

Elevazione da Messa di Gloria (Annamaria Fornasier, violino)

Preludio da Cavalleria rusticana (Ensemble strumentale)

Danza delle Guechas da Iris (Pianoforte solo)

Barcarola da Silvano (riduzione Zani – Ensemble strumentale)

Sequenza delle Tre donzelle da Parisina (Pianoforte solo)

Intermezzo da L’ amico Fritz (riduzione Zani – Ensemble strumentale)

Preludio da Pinotta (Ensemble strumentale e pianoforte)

Intermezzo da Cavalleria rusticana (Ensemble strumentale e pianoforte)

Si dice che dietro ad ogni grande uomo c’è sempre una grande donna. E questo è senz’altro vero, a parte quando ce ne sono due. Come ne Le Prospettive dell’Amore, in cui la personalità tumultuosa e sofferente di  Pietro Mascagni emerge attraverso i racconti delle sue compagne di vita: Donna Lina e Anna Lolli, moglie ed amante del compositore. Laura Morante e Agnese Claisse, madre e figlia, interpretano due donne profondamente diverse per età, carattere e temperamento, e attraverso un intenso carteggio intercorso per lunghi decenni, raccontano l’esperienza artistica ed umana di Mascagni, nel contesto di un ‘900 segnato dalle guerre. Almeno una lettera al giorno, spesso due, per 35 anni. Oltre 5.000 solo quelle del Maestro indirizzate ad Anna Lolli e conservate nel piccolo museo di Bagnara di Romagna. Dalle lettere, e dal dialogo di Lina e di Anna, prende forma la figura di Pietro Mascagni, la  sua vicenda personale, i suoi tumulti psicologici e sentimentali, il vissuto emotivo.  Protagoniste della scena, le donne che con lui hanno condiviso arte e vita, e la sua musica, eseguita da Massimo Salotti al pianoforte e dall’Ensemble strumentale del Teatro “Goldoni” di Livorno.

Chiara Ridolfi

Le prospettive dell’amore sono le multiple rifrazioni di una personalità complessa e contraddittoria, che nello specchio delle relazioni amorose restituisce un ritratto prismatico, inafferrabile e al tempo stesso intimo del Maestro, qui colto nello spazio protetto della propria vita emotiva e sentimentale.
Laura Morante e Agnese Claisse interpretano Donna Lina e Anna Lolli, rispettivamente moglie e amante del Maestro. La ricostruzione drammaturgica di Chiara Ridolfi– basata sulle lettere autografe di Mascagni – mette in scena l’intenso rapporto del Maestro con due donne profondamente diverse ma intrinsecamente complementari ai suoi bisogni affettivi e psicologici.
In tal senso, Lina e Anna rappresentano i poli opposti entro cui si muove la personalità di Pietro Mascagni.
Donna Lina è l’amore domestico e familiare, la figura protettiva e materna che ha condiviso col Maestro le difficoltà di una vita talvolta stentata e sofferta, supportandone – anche materialmente – le ambizioni, condividendo con lui le più intime sofferenze, come la perdita del figlio primogenito, e le gioie più intense, dalla nascita dei figli sino all’improvvisa celebrità del compositore.
L’incontro con la romagnola Anna Lolli, avvenuto dopo il clamoroso successo della Cavalleria rusticana, nasce entro una cornice di stampo stilnovistico. Lo sguardo del Maestro incrocia in teatro i “divini” occhi verdi di Anna, allora diciannovenne, tra i volti del coro. Il Maestro, che quegli occhi li aveva sognati anni prima, ne resterà talmente colpito da confidare al librettista Illica: “Se rivedo quegli occhi non li lascio più”. Il rapporto tra i due, separati da molti anni di differenza, si configura quasi secondo i codici dell’amor cortese, in cui la donna è “domina” dell’animo del Maestro, che si dichiara suo devoto “servitore”. Venato di misticismo, l’amore di Mascagni per Anna appare però al tempo stesso come devastante passione per la femme fatale, la cui angelicata purezza genera paradossalmente una tensione erotica ancora più conturbante. Nasce una passione travolgente, la cui drammatica intensità, acuita dal comune sentimento religioso che avvolge la relazione nella luce fosca del peccato, raggiunge vette di esasperato e languido lirismo, in uno slancio divorante e inappagabile che spinge il Maestro a indirizzare all’amante oltre 4800 lettere nell’arco di 35 anni.
Mascagni si trova così al centro di un intrigo amoroso che ricorda le trame dei romanzi tardo romantici e decadenti in voga all’epoca, con accenti talvolta marcatamente dannunziani (peraltro, emblematicamente, il Vate – con cui Mascagni ebbe un rapporto controverso – fu coinvolto nel ménage sentimentale). Conteso tra due donne che incarnano virtù opposte ma altrettanto irrinunciabili, il Maestro fluttua in un vortice emotivo: promette e non mantiene struggendosi enfaticamente, si logora nel rimorso, sublima nell’arte i suoi tormenti senza tuttavia risolverli.
Sulla scena Mascagni incombe, ma scompare.
Resta la sua musica, eseguita da Massimo Salotti al pianoforte e dall’Ensemble strumentale del Teatro “Goldoni” di Livorno, e restano Lina e Anna, prigioniere dei loro ruoli di moglie e amante, ma finalmente protagoniste di un dramma consumato all’ombra del Maestro.
Lina e Anna allora assumono una duplice valenza di carne e simbolo: per un verso proiezioni di un animo, quello di Mascagni, lacerato e diviso tra tensioni opposte, tra la rassicurante sicurezza domestica incarnata dalla moglie e la perturbante passione proibita per l’amante; dall’altro le due donne vivono sulla scena in tutta la loro umana realtà, come tragiche eroine di un dramma borghese avvincente, ma crudelmente vero.

Laura Morante

Laura Morante nasce il 21 agosto 1956 a Santa Fiora, in provincia di Grosseto, in una famiglia dove la cultura e l’arte sono di casa, il padre, infatti, è lo scrittore e giornalista Marcello Morante, fratello minore di Elsa.
La sua carriera artistica comincia con la danza ed ha fatto  parte del grupo I DANZATORI SCALZI di Patrizia Cerroni.
Sin da giovanissima  poi è coinvolta dal palcoscenico, dove debutta con Carmelo Bene, per cui recita in diverse pièce teatrali come Riccardo III e S.A.D.E..
Nel 1980 arriva anche l’esordio al cinema nei panni di una giovane tossicodipendente in “Oggetti smarriti” di Giuseppe Bertolucci, fratello minore di Bernardo, con cui poi lavorerà l’anno seguente in “La tragedia di un uomo ridicolo” (1981) con Ugo Tognazzi e Anouk Aimée. È solo al suo terzo lavoro quando incontra sulla sua strada Nanni Moretti, regista che più di chiunque altro l’ha messa sotto i riflettori, prima con “Sogni d’oro” (1981) e poi soprattutto con “Bianca” (1984). Nel 1983 una Morante che ha da poco iniziato a calcare la scena del grande schermo, si ritrova a condividere il set con un divo come Jean-Louis Trintignant in “Colpire al cuore” di Gianni Amelio. È proprio all’inizio degli anni ’80 che, oltre a prendere parte a produzioni italiane con registi del calibro di Mario Monicelli, partecipa anche ad alcune di stampo francese. Si trasferisce in Francia per ragioni private più che professionali e qui continua a lavorare con registi francesi come Bruno Gantillon, Alain Tanner,  Alain Klarer, Pascal Kane, Pierre Granier Deferre, Bruno Herbulot.  Qualche anno dopo, sempre in Francia,   partecipa anche a due grossi  spettacoli teatrali “L’Hygiène de l’Assassin” di Gérard Desarthe e in “Pandora” di Georges Lavaudant raggiungendo un grandissimo successo .
Donna di grande drammaticità, la permanenza nella capitale francese le permette anche di entrare in contatto non solo col cinema francese, ma europeo in generale; è così che diventa la protagonista nel 1986 del portoghese “À flor do mar”.
Continua al contempo a lavorare anche in Italia, viene diretta infatti nuovamente da Amelio in “I ragazzi di via Panisperna” (1989) e si misura con la commedia accanto a Diego Abatantuono e Fabrizio Bentivoglio in “Turné” (1990) di Gabriele Salvatores, dimostrando grande naturalità anche in ruoli più leggeri, così come farà più tardi anche con “Ferie d’agosto” (1996) di Paolo Virzì.
Nel 1997 è protagonista in “La mirada del otro” di Vicente Aranda e  due anni dopo torna a recitare in Italia, dove vince il Globo d’oro per la sua interpretazione ne “L’anniversario” (1999). Il nuovo millennio la vede far ritorno in Italia, prendere parte a una nuova commedia, “Liberate i pesci!” (2000) di Cristina Comencini, e aggiudicarsi un David di Donatello e un Ciak d’oro per “La stanza del figlio” (2001), dove viene diretta per la terza volta da Nanni Moretti. Nonostante il ritorno in patria, sono ancora molti i registi internazionali che desiderano lavorare con lei a cominciare dall’inglese Mike Figgis con “Hotel” (2001) a John Malkovich con “Danza di sangue – Dancer Upstairs” (2002) fino a un mito del cinema francese come Alain Resnais in “Cuori” (2006) e a Laurent Tirard in “Molière” di Laurent Tirard con Fabrice Luchini e Romain Duris.
Nello Stivale oltre a riprendere in mano le redini del teatro, interpreta la scrittrice Sibilla Aleramo in “Un viaggio chiamato amore” (2002), accanto a Stefano Accorsi nei panni di Dino Campana. Viene diretta da Gabriele Muccino in “Ricordati di me” (2003), con il quale riceve sia una candidatura ai David di Donatello che ai Nastri d’argento – doppia nomina che riceverà senza vincere anche con “Liscio” (2006). Il Nastro, però, se lo aggiudica nel 2004 con la commedia “L’amore è eterno finché dura” di e con Carlo Verdone, di cui interpreta la moglie; abbandonati i ruoli drammatici che aveva caratterizzato gli inizi della sua carriera, segue la scia della commedia anche con il film di Sergio Castellitto, “La bellezza del somaro” (2010).
In questi anni inizia anche una fruttuosa collaborazione con Pupi Avati, che la vede protagonista di tre lavori da lui diretti: “Il nascondiglio” (2007) e “Il figlio più piccolo” (2010) per il cinema e “Con il sole negli occhi” (2015) in TV. La Morante sperimenta anche la regia, portando sul grande schermo “Ciliegine” (2012), con cui si aggiudica un Globo come Miglior rivelazione, e “Assolo” (2016), commedie di cui è anche protagonista. Nel 2015 le viene conferito il Nastro d’argento europeo e ormai indirizzatasi pienamente verso ruoli più disimpegnati, condivide ben due volte il set con Marco Giallini in “Ogni maledetto Natale” (2014) e “Se Dio vuole” (2015), mentre nel 2018 è protagonista insieme a Rocco Papaleo di “Bob & Marys” e partecipa nel film “Una storia senza nome” di Roberto Andò e nella commedia “La profezia dell’ Armadillo di Emanuele Scaringi.
Nel 2018 ha pubblicato per La Nave di Teseo il suo primo libro “Brividi immorali. Racconti e interludi”.
Nel 2019 prende parte al film di Daniele Luchetti “Lacci”, accanto a Silvio Orlando, Luigi Lo Cascio, Alba Rohrwacher, Giovanna Mezzogiorno e Adriano Giannini.
Attualmente sta girando la serie di Gabriele Muccino “A Casa Tutti Bene”, tratta dall’omonimo film del regista.

Agnese Claisse
Agnese Claisse, è un’attrice e musicista italiana.
Fa il suo debutto cinematografico in tenere età,  con il film di Paolo Virzì “Ferie d’Agosto” , dove interpreta la figlia di Laura Morante e Silvio Orlando.
Nel 2010 compare nel film di Carlo Verdone  “Io, loro e Lara”, successivamente fa il suo debutto come protagonista in “Una canzone per te” , opera prima di Hebert Simone Paragnani e Prodotto da Cattleya. Dal 2015 al 2017 è nella serie Tv SKY “1992” e “1993” , diretta da Giuseppe Gagliardi. Nel 2016 gira “Amore Synthétique” per la regia di Marcia Romano.
Nel 2017 è nel film “Blue Kids”, opera prima del regista Andrea Tagliaferri e prodotto da Matteo Garrone, nel frattempo effettua un Master di composizione alla Goldsmiths University of London e suona la batteria, chitarra e pianoforte.
In questi anni partecipa ad alcuni cortometraggi tra cui “Solo un gioco” di Elisa Amoroso, “Viola” di Travis Andrade e “Ballerina” di Kristian Gianfreda. Nel 2020 è protagonista del film “Le Chateau du Tarot” per la collezione di Christian Dior Haute Couture PE2021,  per la regia di Matteo Garrone.

Massimo Salotti
Pianista e compositore, si diploma giovanissimo sotto la guida di Riccardo Pieri, perfezionandosi in seguito con i M° G.Sacchetti, P.Rigacci e P.N. Masi. Master all’Accademia Pianistica di Imola, è vincitore di numerosi premi nazionali ed internazionali, affermandosi come maestro collaboratore e camerista al fianco di artisti quali Giorgio Berrugi, Andrea Bocelli, Katia Ricciarelli, Roberto Servile, Maria Billeri, Gabriele Viviani, Massimo Cavalletti, Isa Danieli, Roberto Prosseda.
Attento da sempre alla sensibilizzazione artistica e musicale, collabora regolarmente con Roberto Prosseda, Maurizio Baglini, Roberto Lana, Bruno Monsaingeon, curando, nelle vesti di direttore artistico, 2 Festival Musicali Internazionali, l’Accademia Pianistica ed il Concorso Nazionale Pianistico Città di Lucca, l’Associazione Musicale Sinfonia (un’officina musicale da oltre 400 allievi), oltre che fondatore, curatore e presidente della piattaforma Italian-Artists.
Parallelamente alla vita musicale, Salotti svolge un’intensa attività artistica come pittore e visual artist, esponendo i suoi lavori in Germania (Berlino), Brasile (San Paolo, Brasilia, Curitiba, Belo Horizonte), Inghilterra (Londra), Svizzera (Zurigo, Uster), Azerbaijan e Belgio (Bruxelles).
La sua installazione “XXIV WAVES FOR PIANO SOLO”, visitata dal celebre artista americano David Lynch ed a lui dedicata, ha riscosso entusiastici apprezzamenti dallo stesso regista.
Recentemente ha pubblicato per la Da Vinci Records il CD: “The Fourth Way Music”,un cofanetto musicale dedicato al musicista e filosofo armeno G. I. Gurdjieff.

GREEN PASS
Come da normative vigenti (dal 6 agosto 2021) e come gli ultimi aggiornamenti Governativi impongono per il contenimento del diffondersi del Covid, per partecipare all’evento in oggetto sarà necessario disporre di Green Pass (anche con sola prima dose effettuata) da mostrare in formato cartaceo o digitale. In mancanza del Green Pass: risultato del tampone (molecolare o antigenico) negativo, effettuato nell’ arco massimo di 48 ore prima dalla data dell’evento.

Test antigenici rapidi e gratuiti in occasione del Mascagni Festival

La Misericordia di Livorno effettuerà un servizio tamponi dalle ore 19 alle 21 nei giorni di spettacolo presso la sede del Festival Mascagni in Terrazza e permetterà, a chi si trovasse in extremis sprovvisto di Green Pass, di effettuare gratuitamente test antigenici rapidi. Con esito negativo, il Ministero della Salute rilascerà la certificazione necessaria per accedere all’interno dell’area spettacolo.

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