Sabato 22 agosto, ore 19 Gazebo Terrazza Mascagni, Livorno TRAMONTO D’AUTORE In collaborazione con Conservatorio “Pietro Mascagni” di Livorno
ENSEMBLE DI SAXOFONI: Leonardo Carbone (sax soprano), Sara Grego, Flavia Giampietro e Sara Rosati (sax contralto), Luca Tarizzo, Aurora Gaggioli, Chiara Gasparini e Lorenzo Cavalletti (sax tenore), Simone Serrotti e Leonard Radicanu (sax baritono)
Diretto dalM° Marco Vanni
PROGRAMMA
· Entry of the Queen of Sheeba, di Georg Friedrich Händel
· Valse n°2 from Jazz Suite, di Dimitri Shostakovich
· Bohemian Rhapsody, di Freddie Mercury
· King’s Mountain Adventure, di Ed Huckeby
· Oblivion, di Astor Piazzolla
· Allegretto da Palladio, di Karl Jenkins
· Tango dall’Opera da Tre Solid, di Kurt Weill
· One Hundred, di Marco Vanni
· Escualo, di Astor Piazzolla
· Il Viaggio, di Roberto da Galliano
Nell’economia artistica del Mascagni Festival, i Tramonti d’Autore occupano uno spazio peculiare e prezioso: costruiti attorno all’ascolto intimo, sospesi nell’ora crepuscolare in cui la luce declina sul Gazebo della Terrazza Mascagni e il paesaggio diventa parte integrante della partitura. L’orario del tramonto porta con sé una dichiarazione d’intenti: la musica si offre come esperienza totale, in cui suono, luce e luogo si fondono in una percezione unica. Il ciclo nasce da una volontà programmatica precisa realizzata in stretta collaborazione con il Conservatorio “P. Mascagni” di Livorno, istituzione che garantisce al progetto continuità formativa e radicamento nel territorio: aprire il festival alle molteplici declinazioni con cui il Novecento ha saputo rinnovare il linguaggio musicale, attraverso l’esecuzione degli allievi del Conservatorio. Dal jazz alla composizione colta, dalle correnti dell’avanguardia alle sintesi contemporanee, ogni appuntamento propone uno sguardo trasversale su un secolo di invenzione sonora — un secolo che Mascagni, con la sua irrequietezza creativa e il suo istinto narrativo, aveva contribuito a inaugurare. Il filo che lega questi concerti al compositore livornese non è mai didascalico. Affinità più profonda che rimando diretto: il desiderio, comune a tutte le voci in programma, di fare della musica un atto di racconto e di emozione. In questo senso, l’eredità mascagnana si dimostra sorprendentemente viva e aperta al dialogo.