Teatro Goldoni - 26 marzo 2017
Orario: 21

Prosa

Il secondo figlio di Dio

Centro Teatrale Bracciano e Promo Music presentano
IL SECONDO FIGLIO DI DIO
Vita morte e miracoli di David Lazzaretti
di Simone Cristicchi e Manfredi Rutelli
con
Simone Cristicchi
regia Antonio Calenda
scene e costumi Domenico Franchi
disegno luci Cesare Agoni
musiche con esecuzione registrata
Marco Bianchi chitarre e live looping, Andrea Musto violoncello Francesco Tirelli percussioni, Sebastiano Zorza fisarmonica
con il Coro Ensemble Magnificat di Caravaggio
diretto da Massimo Grechi
elaborazioni video Andrea Cocchi
sonorizzazioni Gabriele Ortenzi
Produzione CTB Centro Teatrale Bresciano / Promo Music
Con la collaborazione di Mittelfest 2016 e Dueffel Music
Un ringraziamento ad Andrea Anselmini

“Una storia che se non te la raccontano, non la sai. La storia di un’idea. La storia di un sogno.”

Tra canzoni inedite e narrazione, Simone Cristicchi ricostruisce la parabola di Lazzaretti, da figlio di carrettiere a predicatore eretico con migliaia di seguaci, e il suo sogno rivoluzionario, culminato nella realizzazione della “Società delle Famiglie Cristiane”: una società più giusta, fondata sull’istruzione, la solidarietà e l’uguaglianza. Un proto-socialismo che sposa i principi del Vangelo delle origini, citato e studiato anche da Gramsci, Tolstoj e Padre Balducci.
Il cant’attore Cristicchi racconta l’“ultimo eretico” Lazzaretti, e un piccolo lembo di Toscana (Arcidosso e la Maremma grossetana) che diventa lo scenario di una domanda più grande, universale, che riguarda ognuno di noi: la possibilità di fondare una comunità nuova, più etica e solidale.
E quella terra così aspra e bella, che abitua i suoi figli alla durezza del lavoro, ma anche all’idea di cooperazione, è certamente la coprotagonista nel racconto della straordinaria vicenda di David Lazzaretti, il secondo figlio di Dio.
Oggi soprannominato il “Cristo dell’Amiata”, David Lazzaretti nacque ad Arcidosso nel 1834. Figlio di un barrocciaio, secondogenito di cinque fratelli, affrontò la prima parte della sua vita confuso da visioni enigmatiche relative al suo futuro. Fu proprio uno di questi strani sogni a suggerirgli di recarsi a Roma per incontrare il Papa, possibilità che però gli venne negata. Frustrato dal mancato colloquio col Pontefice, David si convertì ad una vita di penitenza e solitudine, effettuando numerosi ritiri spirituali, tra cui quello sull’Isola di Montecristo. Qui fondò diversi istituti di impronta monastica e sociale – come La Santa Lega e Fratellanza Cristiana – scatenando dure reazioni che sfociarono in poco tempo nell’arresto per frode. Prosciolto dopo alcuni mesi, il profeta di Arcidosso fece ritorno alla propria terra d’origine, dove radicalizzò ulteriormente il proprio pensiero, fino a fondare la “Società delle Famiglie Cristiane”, esperimento collettivistico che gli procurò una nuova condanna per vagabondaggio e cospirazione politica, dalla quale venne tuttavia assolto a seguito del processo d’appello. Provato dalle continue accuse a suo carico, nel 1875 Lazzaretti si trasferì con tutta la famiglia in Francia, ospite del magistrato francese Leone du Vachat. Nel 1877 sottopose al vaglio del Vaticano le sue “Regole dell’Ordine Crocifero dello Spirito Santo”, ricevendo l’ennesimo rifiuto e venendo persino giudicato eretico dalla Commissione del Sant’Uffizio, che agli inizi del 1878 mise all’indice ogni suo scritto. David decise dunque di rifugiarsi in Francia, ma solo per un breve periodo: nel luglio dello stesso anno, infatti, apparve nuovamente tra la gente di Monte Labbro, acclamato da un’ampissima folla. Il 18 agosto, con i fedeli seguaci alle spalle, il “Cristo dell’Amiata” dette vita ad un’imponente processione verso i santuari di Arcidosso e Casteldipiano, mete che non fu in grado di raggiungere. La cerimonia venne interrotta bruscamente dagli uomini della forza pubblica, che spararono indistintamente sulla folla colpendo a morte quattro persone, tra cui l’indomabile condottiero.

“La storia di David insegna che tutti abbiamo un destino, un sogno in cui credere, e, costi quel che costi, bisogna seguirlo fino in fondo”

 

 

 

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