Terrazza Mascagni - 03 Settembre 2021
Orario/i: 21

 

Mascagni Festival

3/9 Mascagni Festival DA MASCAGNI A MORRICONE

Venerdi 3 settembre ore 21
Terrazza Mascagni, Livorno
DA MASCAGNI A MORRICONE
Concerto lirico/sinfonico
Orchestra della Toscana
direttore Beatrice Venezi
soprano Francesca Maionchi

Pietro Mascagni fu un compositore estremamente versatile e prolifico, come dimostra la sua vasta produzione. Questa prolificità, però, non va erroneamente ricondotta ad un certo mestiere, anzi: Mascagni, come ha puntualmente segnalato Cesare Orselli, non cercò mai di replicare i moduli che lo avevano portato al successo con Cavalleria Rusticana, preferendo cimentarsi in generi e stili diversi, dal naturalismo veristico degli esordi al simbolismo parnassiano di Iris, dalla commedia sentimentale di Amico Fritz all’estetismo decadente di Parisina.
Questa disponibilità a sperimentare, segno di un’apertura al nuovo e di una sensibilità capace di intercettare le tendenze culturali del suo tempo, nel 1915 portò Mascagni ad un’inedita collaborazione con il cinema che lo rese il primo compositore italiano a realizzare la colonna sonora di un film.
La pellicola musicata da Mascagni, Rapsodia satanica di Nino Oxilia, per una serie di vicissitudini fu proiettata soltanto nel 1917 all’Augusteo di Roma, riscuotendo un grande successo, soprattutto grazie alla presenza nel film della diva del cinema muto Lyda Borelli. L’accoglienza riservata alla colonna sonora fu più che positiva, al punto che si parlò di “prodigioso senso di sintesi musicale” e di tentativo concreto di creare un “dramma musicale cinematografico”. A riprova dell’immediato successo, Mascagni si ritrovò a dirigere durante la proiezione del film al Salone Ghersi di Torino ben 45 volte in 22 giorni. Le repliche, seppure più sporadiche, proseguirono fino al 1921. In seguito la partitura andò perduta, mentre si conservava una riduzione al pianoforte realizzata dallo stesso Mascagni per essere eseguita durante le proiezioni in quei cinema che non potessero permettersi di ospitare l’intera orchestra. Nel 1961 la partitura originale è stata poi finalmente ricostruita assemblando le diverse parti orchestrali.

L’importanza di questo lavoro, al di là del suo intrinseco valore musicale, risiede nell’approccio di Mascagni alla composizione di una musica d’uso: anziché scrivere – come sarebbe stato senz’altro più semplice – un poema sinfonico da adattare genericamente alle immagini, il Maestro mette a disposizione della pellicola la sua sapienza compositiva, modellando e sincronizzando la musica sui tempi richiesti dalle scene del film, creando una significativa ed espressiva connessione tra suono e immagine al prezzo di un lavoro “lungo, improbo e difficilissimo”.
Come ha scritto Sergio Miceli – lo studioso a cui più di ogni altro si deve la rivalutazione critica della musica per film – nella musica applicata “il rapporto tra autore e materia si fa essenzialmente sincronico e sincretico: non più le musiche, ma una musica onnicomprensiva […]” capace quindi di creare “una originalità e soprattutto una autenticità estetica per il modo in cui si pone in relazione con l’immagine”. In ciò, Mascagni si dimostra un artista moderno, duttile e dotato di grande etica professionale.
Nel 1933 Mascagni tornerà a comporre per il cinema, scrivendo un brano originale per il film La canzone del sole di Max Neufeld.
Ma il rapporto tra Mascagni e il cinema non si esaurisce nella composizione di colonne sonore originali. Al di là delle pellicole ispirate dalla sua Cavalleria Rusticana (ben sei, tra cui si ricorda quella ad opera di Franco Zeffirelli del 1982), o dedicate alla sua vita (Melodie immortali – Mascagni, di Giacomo Gentilomo del 1952), le musiche del Maestro sono state più volte utilizzate dal cinema. Tra i film più significativi, si pensi al capolavoro di Martin Scorsese, Toro scatenato, in cui le gesta del pugile italo-americano Jake LaMotta, magistralmente interpretato da Robert De Niro, sono scandite da brani tratti da Cavalleria rusticana, Guglielmo Ratcliff, Silvano; o ancora al celebre Il Padrino, parte III, in cui gli eventi precipitano verso la tragedia durante una emblematica rappresentazione della Cavalleria rusticana, proiezione teatrale delle sanguinarie vicende della famiglia Corleone, culminando nella drammatica scena finale sulle note dell’Intermezzo.
Se Mascagni è stato il pioniere dei compositori italiani di colonne sonore originali, Ennio Morricone è stato senza dubbio l’autore che più di ogni altro ha elevato la musica per film ad un valore artistico assoluto, spesso indipendente dagli stessi film per cui è stata composta.
Vi è in questo senso un fil rouge che lega l’aurorale opera mascagnana agli sviluppi storici e artistici della musica applicata al cinema. Mascagni ha di fatto inaugurato il modo di prestare l’estro musicale al cinema, senza pretese di superiore dignità artistica (comprensibili nel 1915), sfruttando le capacità espressive ed evocative della musica in relazione all’immagine da una posizione complementare e paritaria, in un processo di reciproco arricchimento tra le arti. Morricone è invece colui che, partendo dalla tradizione sinfonica italiana, ha affinato e perfezionato il dialogo tra musica e immagine, sino a dare vita a un nuovo linguaggio artistico che nasce dalla loro fusione.
Questo affascinante itinerario “cinematografico” è protagonista del concerto lirico-sinfonico “Da Mascagni a Morricone”, un evento che vede il Maestro Beatrice Venezi dirigere l’Orchestra della Toscana, accompagnata per l’occasione dal soprano Francesca Maionchi, in un viaggio sonoro e visivo nelle composizioni più belle e rappresentative della musica per film.

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