Teatro Goldoni - 10 Dicembre 2021
Orario/i: 20.30

 

Lirica

10-12/12 IL PICCOLO MARAT

Venerdì 10 dicembre, ore 20.30 – Domenica 12 dicembre, ore 16
Edizione del Centenario
IL PICCOLO MARAT
Dramma in tre atti su libretto di Giovacchino Forzano
Musica di Pietro Mascagni
Casa Musicale Sonzogno di Piero Ostali, Milano
Sovratitoli a cura della Fondazione Teatro Goldoni

Personaggi e interpreti

L’Orco Andrea Silvestrelli
Mariella  Valentina Boi
Il piccolo Marat  Samuele Simoncini
La Mamma  Silvia Pantani
Il soldato  Stefano Marchisio
La spia Alessandro Martinello
Il ladro
Pedro Carrillo
La tigre  Michele Pierleoni
Il carpentiere Alberto Mastromarino
Il capitano dei “Marats” Carlo Morini
Il portatore d’ordini Luis Javier Jimenez Garcia
Una voce
Marco Mustaro
Il Vescovo Paolo Morelli

Direttore  Mario Menicagli
Regia Sarah Schinasi
Scene e costumi William Orlandi
Light designer Christian Rivero
Assistente ai costumi Maria Vittoria Benedetti

Orchestra della Toscana
Coro del Teatro Goldoni Livorno
Maestro del coro Maurizio Preziosi

Nuovo allestimento. Produzione Teatro Goldoni Livorno

LA TRAMA

ATTO I – Una sera d’autunno, deserti la piazza, il ponte e le vie. Sul davanti della scena a destra c’è un moro, un “Ussaro americano” che monta la guardia davanti alla grata della prigione. Si leva il canto malinconico dei prigionieri. Improvvisamente giungono correndo un giovane sanculotto ed una fanciulla, Mariella. Sono inseguiti dalla folla inferocita che vuole strappare dal braccio di lei il paniere con il cibo destinato al Presidente del Comitato Rivoluzionario, detto l’Orco. La folla ha fame ed inveisce contro gli sfruttatori e gli affamatori del popolo. Mentre le guardie rivoluzionarie – i “Marats” – tentano di riportare l’ordine, appare l’Orco il quale dà disposizione che siano denunciati i colpevoli di sfruttamento. La folla indica Mariella ed il giovane. La fanciulla timida e spaurita è la nipote dell’Orco e, interrogata da costui, afferma di non aver fatto nulla di male: passando con il suo paniere dinanzi alla bottega del fornaio è stata assalita dai popolani affamati. L’atmosfera è drammatica, la folla non accenna a calmarsi. Ad un tratto il giovane, che precedentemente, durante l’inseguimento, aveva gettato nel fiume gran parte dei viveri contenuti nel paniere, mostra al popolo quel poco che è rimasto, riuscendo in tal modo a sedare il tumulto. Egli chiede poi di essere arruolato fra i “Marats” e la folla, ormai placata, si dispone ad assistere alla cerimonia. Dopo il giuramento,  il Capitano ordina alla giovane recluta di dare il cambio alla guardia che monta davanti alla prigione, mentre l’Orco invita i cittadini a tornare alle loro case. Una spia prenderà nota, per ordine dell’Orco, dei capi della sommossa i quali saranno arrestati; le carceri sono affollate, ma per vuotarle c’è un sistema rapido, quello di far salire su una barca carica d’esplosivo i detenuti. Giunge il Carpentiere a mostrare il modello dell’imbarcazione che affonderà al momento opportuno; è agitato, rifiuta di conoscere a che cosa serva il battello che gli hanno ordinato di costruire: lui fa il carpentiere non il boia! A queste affermazioni l’Orco lo condanna ad assistere ad ogni esecuzione capitale. Entra un ufficiale – il Soldato – che consegna all’Orco una protesta contro l’amministrazione della giustizia locale: l’Orco si dice pronto a rendere conto del proprio operato. Attraverso la grata della prigione il Piccolo Marat fa chiamare la principessa Fleury la quale, stupita, riconosce in lui il proprio figlio. Dal fiume si leva il canto dei prigionieri che si incamminano per il fatale viaggio. Approfittando dell’oscurità madre e figlio si abbracciano attraverso la grata: il giovane giura di salvarla.

ATTO II – In casa dell’Orco. Mariella accende il fuoco. Il Carpentiere, stravolto, giunge e supplica la ragazza di ottenergli dallo zio la remissione della condanna che lo ha colpito. Entrambi ricordano insieme i giorni felici nei quali c’era la pace. Ora, però, tutto è mutato: nella città c’è l’Orco ed il suo aiutante il Piccolo Marat, spargono il terrore. Il Carpentiere agitatissimo, dice alla ragazza di avere rivelato al Soldato le iniquità  dei tiranni, i furti e l’uccisione dei prigionieri e supplica Mariella di non tradirlo. Entra il Piccolo Marat il quale rimprovera il Carpentiere di essere venuto a chiedere la grazia (contro i regolamenti), ma poco dopo, traendolo in disparte, gli dice che lo farà graziare se, al calar della notte, si terrà pronto sotto il ponte con una barca. Un portatore di ordini reca alcuni fogli con le liste dei condannati e mentre Mariella prepara bottiglie e bicchieri per i membri del comitato rivoluzionario che dovranno riunirsi tra poco, il Piccolo Marat nasconde in tasca uno dei fogli. Entrano l’Orco ed i suoi  aiutanti: il Ladro, la Tigre, la Spia; alla loro presenza saranno introdotti alcuni prigionieri ai quali verranno tolti gioielli e denaro. Fra questi è la principessa di Fleury che si rifiuta di dire il proprio nome. L’Orco, furibondo di non poterla identificare per la sparizione del documento, sta per scagliarsi contro di lei ma il Piccolo Marat lo trattiene: rimandi, gli dice, la donna in carcere, là potrà poi essere identificata. Ancora una volta giunge il Soldato a chiedere ragione del comportamento ma, accusato di essere nemico di Robespierre, viene trascinato, per ordine dell’Orco, verso il fiume per esservi annegato. Prima di uscire l’anziano rivoluzionario ordina alla nipote di trovare  a tutti i costi il foglio mancante. A questo punto, il Piccolo Marat, rivela alla fanciulla la propria identità e, dichiarandole il suo amore, le confida di aver tolto dalla lista dei condannati il foglio con il nome della madre. L’Orco, ubriaco, torna a casa e sale in camera sua. In attesa che egli si addormenti i due giovani si giurano fedeltà fino alla morte.

ATTO  III – La camera dell’Orco. L’Orco, disteso sul letto, dorme profondamente. Passa la ronda dei  “Diavoli neri”,  una pattuglia di “Ussari Americani” che, mugugnando sordamente, accompagnano al passo un canto cadenzato. Cautamente, entrano in camera i due giovani. Aiutato da Mariella, il giovane Fleury lega l’Orco al letto mentre risuona il canto del cuculo: è il segnale convenuto con il Carpentiere. Nel sonno l’Orco si agita delirando; si sveglia ad un tratto e si accorge con terrore di essere legato. Poi, vedendo i due che lo fissano con disprezzo, non sa capacitarsi dell’accaduto. Il Piccolo Marat si rivela per quello che è e gli ingiunge di firmare il salvacondotto per sua madre, per Mariella e per il Carpentiere. Inveendo e bestemmiando l’Orco si rifiuta ma, minacciato con un coltello dal giovane, cede. Di nuovo si leva il canto del cuculo; Mariella ed il suo principe stanno per uscire, quando l’Orco, con la mano destra liberata dal giovane per vergare il foglio, riesce ad afferrare una pistola che  teneva  sotto il saccone e lo ferisce. La ragazza corre al soccorso ma l’innamorato la supplica di fuggire con il salvacondotto portando in salvo anche la madre. La giovane esce; l’Orco, che frattanto era riuscito a liberarsi dalle corde, presa la spada, cerca di trafiggere il ferito proprio mentre entra il Carpentiere che, intuendo il pericolo, rapidamente gli rovescia addosso il tavolo colpendolo poi con un grosso candeliere. L’Orco cade: il Carpentiere rassicura il ragazzo sulla sorte della madre e di Mariella, poi se lo carica cautamente sulle spalle ed esce. Il sole sta sorgendo e, al di là dei vetri, si vede passare sul fiume la bianca vela della salvezza.

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